Dieci falsi miti e dieci regole per insegnare bene – (Newsletter n.3 ottobre 2020)

Dieci falsi miti e dieci regole per insegnare bene – (Newsletter n.3 ottobre 2020)

Antonio Calvani, Roberto Trinchero – Carocci Faber 2019

Si può stabilire con ragionevole grado di certezza quali sono i principi e i metodi didattici più efficaci? A questa domanda, di fondamentale importanza per chiunque operi nel campo dell’insegnamento e sia desideroso di districarsi fra le molte mode didattiche che hanno invaso la scuola, questo agile libro risponde affermativamente.

Sulla base della ricerca scientifica degli ultimi decenni in ambito pedagogico, i due autori, docenti universitari, ritengono che si possano individuare, da una parte, dieci “miti”, ossia credenze didattiche prive di reale fondatezza scientifica, sebbene oggi particolarmente diffuse; dall’altra, altrettante regole, o raccomandazioni, che hanno la maggiori probabilità di realizzare un apprendimento efficace.


Il tratto che caratterizza questo testo, distinguendolo da tanti altri che offrono idee e suggerimenti per una buona didattica, è il costante riferimento ai risultati più aggiornati delle ricerche sperimentali sul grado di efficacia delle diverse metodologie didattiche. La stessa struttura del volume è quella di un saggio scientifico, dallo stile asciutto e con abbondanti riferimenti alle pubblicazioni più accreditate della letteratura pedagogica recente, soprattutto di lingua inglese, e corredato da un’appendice in cui sono presentati i modelli didattici intorno a cui oggigiorno c’è il maggior consenso degli studiosi e da un glossario finale dei numerosi termini tecnici utilizzati.
Solo per fare qualche esempio, lasciando al lettore incuriosito di leggere gli altri, tra gli slogan didattici attualmente più in voga, ma che gli autori ritengono dei miti da sfatare, ci sono: “Per formare gli allievi è importante la didattica, non la valutazione” (Mito 2); “Bisogna abolire la lezione frontale” (Mito 3); “Le tecnologie migliorano l’apprendimento” (Mito 5); “Con l’approccio flipped si può innovare la scuola” (Mito 10). Ciascun dei cosiddetti miti viene criticato portando argomentazioni ed evidenze contrarie, senza, però, dimenticarsi di valorizzare la parte di verità contenuta in essi.


Tra le dieci regole, presenti nella seconda parte, possiamo citare sempre come esempio e senza entrare nello specifico: “Predefinire una struttura di conoscenza ben organizzata” (Regola 1); “Attivare le preconoscenze dell’allievo” (Regola 3); “Utilizzare feedback e valorizzare l’autoefficacia” (Regola 8); “Potenziare la conservazione in memoria delle idee e dei procedimenti rilevanti” (Regola 10). Come per i miti, ogni regola è spiegata e supportata da argomentazioni ed evidenze, ma anche da domande concrete che l’insegnante può porsi per capire quanto tali raccomandazioni siano realmente all’opera nella sua personale pratica didattica.

Per concludere, questo è un testo prezioso per i docenti perché ricorda che se insegnare è un’arte, ciò non significa che tutte le prassi siano equivalenti e non vi siano dei punti fermi che hanno dato nel corso del tempo ripetute conferme di affidabilità (e questo senza nulla togliere alla passione educativa che deve muovere ogni insegnante); ed inoltre sottolinea, a dispetto di tutte le correnti educative di tipo attivistico-spontaneistico e costruttivistico che hanno interessato la scuola (su cui gli autori esprimono un parere prevalentemente negativo), il ruolo di guida insostituibile e centrale da parte del docente, che, proprio per questo, è chiamato a “imparare a padroneggiare le modalità e le tecniche tipiche degli insegnanti esperti, che oggi la ricerca è in grado di descrivere ed esemplificare analiticamente” (p. 98).

Alessandro Cortese

Liberamente Veronica. I miei 30 giorni senza i social – (Newsletter n.2 settembre 2020)

Liberamente Veronica. I miei 30 giorni senza i social – (Newsletter n.2 settembre 2020)

Fernando Muraca, Città Nuova Editrice

“La vita può cambiare in un attimo quando meno te lo aspetti”: con queste parole Erika (soprannominata Squillo per i suoi modi emancipati) offre all’amica Veronica – e indirettamente a noi lettori – una delle chiavi interpretative della realtà e di questo libro singolare, scritto dal regista e sceneggiatore Fernando Muraca.

La trama è molto semplice: una ragazza quindicenne decide di raccogliere la sfida lanciata dalla sua prof e di fare l’esperimento di prescindere per trenta giorni dai social, trascrivendo sul suo diario ciò che accade, fuori e dentro di sé. Ne risulta una vicenda intrigante, che ti prende dall’inizio alla fine, ricca di episodi divertenti, di colpi di scena e di cambiamenti, dapprima lievi, poi sempre più profondi.

Attraverso gli occhi e il cuore di questa adolescente non comune e tuttavia normale (è sorprendente la capacità dell’Autore di immedesimarsi nel mondo interiore dei giovani, con le loro visioni, abitudini, legami, paure e aspettative…) il lettore assiste e partecipa a una vera e propria rivoluzione copernicana: gli sembra di “uscire da una bolla”, scoprire la realtà (quella che si tocca e che ha odore), “vedere” le persone, permettendo di conseguenza all’amicizia (quella vera) di fiorire. Emblematici, a questo riguardo, i cambiamenti nei soprannomi che Veronica usa affibbiare alle persone intorno a sé: Squillo diventa semplicemente Erika, mentre Anna (l’amica creduta tale) viene ribattezzata Codardia. E ce n’è per tutti… (compreso LGBT, il compagno verso il quale Veronica si era fatta qualche illusione, prima di scoprirne l’orientamento omosessuale…).

Al rituale dei soprannomi e del loro cambio non sfugge neanche la prof responsabile dell’avvio dell’esperimento: inizialmente chiamata La Balena Bianca, con allusione impietosa alla sua corporatura, si svela progressivamente agli occhi di Veronica, fino a diventare semplicemente La Bianca, un’insegnante non perfetta, con le sue vulnerabilità, ma appassionata dei suoi ragazzi, credibile agli occhi dei giovani. Una prof, come ammette la stessa Veronica, che “ti guarda e ti vede”, capace di spogliarsi degli abiti del docente per mettersi al tuo fianco.

Personaggio, dunque, degno di nota per chi ha fatto della docenza il suo lavoro.

Il libro di Muraca è certamente supportato da una profonda conoscenza dell’influenza dei social sugli stili di vita e i modi di pensare di giovani e adulti (come prova anche la bibliografia che l‘Autore ha posto in appendice), ma l’intento pedagogico non prende mai il sopravvento: Liberamente Veronica non è un saggio, rimane un romanzo e come tale va letto.

Tornando alle parole di Erika citate all’inizio, ciò che colpisce in questa storia è il fatto che dal coraggio di cambiare qualcosa nella propria vita dipendono effetti insospettati, anche nelle persone intorno a noi, la cui vita è inscindibilmente intrecciata alla nostra. Ma non voglio togliere al lettore il gusto di scoprire l’evoluzione dell’intreccio…

Così come non voglio togliere la sorpresa di scoprire chi è veramente Veronica. Confesso che mi sono fatto questa domanda fin dalle prime pagine del libro: la protagonista di questo diario è reale o è una semplice finzione letteraria? A svelare l’enigma è lo stesso Autore nella postfazione al libro. E anche in questo caso la risposta non è scontata…

L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi – (Newsletter n.1luglio 2020)

L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi – (Newsletter n.1luglio 2020)

Isabella Milani, Vallardi edizioni.

nsegnare è un’arte e, in quanto tale, non si può insegnare. Ma quello che ci offre la prof.ssa Barbara Serra, sotto lo pseudonimo di Isabella Milani, lo si può definire un vero manuale dell’insegnante.

Ottima lettura per insegnanti alle prime armi (da leggere il capitolo “Dedicato agli esordienti: la vostra prima volta in classe”), diviene uno strumento prezioso di riflessione anche per docenti più navigati: come ci vedono i nostri alunni? Come approcciare l’alunno oppositivo? Come decidere quali argomenti affrontare nella mia materia? Come conquistare l’attenzione degli studenti?
Queste ed altre domande riguardano maestri e professori che insegnano da un mese ma anche da vent’anni e l’autrice fornisce suggerimenti frutto della sua pluridecennale esperienza in classe.

Il linguaggio, dichiaratamente diretto e informale, lo rende adatto anche ad una lettura estiva.

 NB: Isabella Milani sarà prossimamente ospite del Centro Studi! Keep in touch!  

Miriam Dal Bosco

Discorsi sull’educazione – (Newsletter n.1luglio 2020)

Discorsi sull’educazione – (Newsletter n.1luglio 2020)

Martin Buber, Armando Editore

Il tempo vola… I ragazzi cambiano! Gli scenari si trasformano! Gli strumenti evolvono! Problemi inediti incalzano! Le normative si rinnovano!

Gli insegnanti hanno urgenza di aggiornarsi… Presto! Un saggio nuovo, un nuovo webinar! Accorra qui un esperto, uno specialista!

Ma anche no.

Un libriccino vecchio, di carta.

Un filosofo, che non si è mai occupato sistematicamente di educazione.

Tre conferenze occasionali, una del 1925, una del 1935, una del 1939.

E il lettore, che galleggiava alla superficie del suo mestiere, guardandosi intorno alla ricerca di aggiornamenti, viene improvvisamente e impietosamente strattonato giù, nelle profondità del compito di insegnare. A contatto con le ragioni perenni e profonde della relazione educativa. Con l’incredibile sensazione che lì, proprio lì, i polmoni finalmente si riempiano d’ossigeno.

Perché va bene aggiornarsi, ogni tanto, ma quello di cui non possiamo proprio fare a meno è tornare a insemprarci, tornare a immergerci nell’essenziale, nel cuore della bellezza che vale sempre.

Il grande Buber ci catapulta in questa dimensione; con una lucidità e una densità espressiva che rendono queste pagine potenti anche all’ennesima rilettura.

«Un giovane insegnante entra per la prima volta in una classe avendone piena responsabilità, non più come tirocinante che verifica le sue competenze. La classe si trova di fronte a lui, a immagine del mondo umano, così diversificato e pieno di contraddizioni, così inaccessibile. Egli si rende conto: “Questi ragazzi non li ho scelti, sono stato messo qui e li devo accettare per come sono, eppure non come sono adesso, in questo momento, no, come sono veramente, come potrebbero diventare. Ma come faccio a rendermi conto di ciò che si nasconde in loro, e cosa posso fare per far sì che ciò prenda forma?” E i giovani non gli rendono facile il compito, fanno rumore e fanno sciocchezze, lo fissano con arroganza e curiosità. Ed egli è presto tentato di fermare colui che disturba, di imporre massime di correttezza, di obbligare a rispettare abitudini adeguate, dire di no, no a tutto ciò che dal basso si pone contro di lui – è tentato dunque di partire dal basso.»

La citazione non prosegue, per evitare spoiler inopportuni, e lascia il posto alla segnalazione

Alessandro Giuliani