Nov 24, 2020 | Insegnanti, Letteratura
G. Camiciotti, A. Modugno, edizioni Ares 2019
In una società dove mancano le relazioni, dove l’obiettivo dei giovani è più apparire che essere, sono gli adulti a giocare un ruolo fondamentale. In questo testo, rivolto a genitori e docenti, viene offerto qualche spunto per accompagnare i ragazzi nella difficile scalata dell’adolescenza.
“Buona arrampicata”
Con queste parole Gianpiero Camiciotti e Alessandra Modugno concludono il testo dal titolo “Adolescenti senza limiti – Genitori & Scuola nell’era digitale”, pubblicato nel 2019 da Ares.
Anche l’immagine di copertina suggerisce come l’argomento del libro possa essere paragonato alla scalata di una montagna: un percorso difficile, irto di ostacoli e di sentieri sbagliati, ma che porta a ritrovarsi, consapevoli e sudati, di fronte ad un panorama meraviglioso una volta arrivati in vetta.
Il libro parla agli adulti, genitori ed insegnanti, e analizza quello che è forse il periodo più complesso della vita di una persona, da tutti i punti di vista: l’adolescenza.
Il testo si basa su un dato di fatto, spiegato dettagliatamente nel primo capitolo: il periodo dell’adolescenza, ormai, non ha più limiti. Se per le scorse generazioni si potevano definire, più o meno precisamente, un’età d’inizio ed una di fine dell’adolescenza, nella cosiddetta “generazione Z” non accade più; i ragazzi entrano in questa fase sempre con maggiore anticipo (a causa, anche, di una realtà che li stimola su tutti i livelli) e tendono ad uscirne sempre più tardi, tanto da portare gli addetti ai lavori a parlare di “adultescenza”, cioè di persone adulte che vivono ancora parecchi ritorni adolescenziali, poco consoni alla loro età anagrafica.
Proviamo a pensare a quante mamme vediamo pubblicare selfie sui social, in cui si ritraggono in palestra con la figlia, o a padri vestiti allo stesso modo dei propri ragazzi, che fanno di tutto per mettersi al loro stesso livello, con l’utopia che un rapporto “tra amiconi” possa servire per mantenere un dialogo.
Questo atteggiamento, invece, può rivelarsi controproducente, poiché porta i nostri ragazzi a non avere delle figure di riferimento che li aiutino a strutturare il proprio Sé, la propria spina dorsale e quindi a trovarsi costretti a ricercare attenzioni e risposte in una realtà virtuale e piena di stereotipi da soddisfare, con il rischio di essere catturati da altre dipendenze.
L’accettare ciò che fino a qualche tempo fa era visto come trasgressione, il libero accesso alla rete e quindi a qualsivoglia informazione, anche non adatta all’età che i ragazzi stanno attraversando, la comparsa di nuovi fenomeni legati alla rete come la nomofobia, oppure il vamping, sono campanelli di allarme che devono portare gli adulti a sentire fortemente la necessità di un’azione educativa efficace. Come fare per aiutare questi giovani? Gli autori suggeriscono una “distante prossimità”, cioè una relazione in cui il ragazzo si senta considerato, sostenuto, ma allo stesso tempo non braccato, che si senta accolto, non giudicato, ma libero di sviluppare una identità propria, non per forza omologata alla volontà dei genitori o, ancor peggio, della massa.
Si parla nel libro di “verità della relazione”, in cui anche l’adulto si mette in discussione, si interroga e aiuta l’adolescente a sviluppare il proprio pensiero critico, a conoscere i propri limiti e punti di forza, ad affrontare le difficoltà senza evitarle, a scontrarsi con i fallimenti senza perdere la propria autostima.
Avere una chiara coscienza di Sé, di ciò che si è, dare peso al proprio essere interiore piuttosto che all’avere esteriore, aiuta il ragazzo a rimanere in contatto con la propria realtà e ad evitare che siano altre persone a guidare le proprie scelte. I capitoli successivi del libro sviluppano proprio il tema di una delle scelte più importanti, forse la prima vera scelta autonoma che un ragazzo si ritrova a dover prendere: quella della scuola superiore (o secondaria di II grado). Va da sé che un adolescente che abbia chiare le sue progettualità, le sue carenze e i suoi talenti, avrà meno difficoltà nel capire quale potrà essere il proprio percorso e non dovrà delegare ai genitori la decisione e, come accade spesso, la responsabilità di un eventuale fallimento.
Il passaggio dalla scuola secondaria di primo a quella di secondo grado, porta con sé notevoli differenze ed altrettante difficoltà: l’atteggiamento più distaccato del docente, il diverso carico di studio, l’esigenza di un impegno costante, sono più semplici da affrontare se uno studente è autonomo ed ha chiare le proprie motivazioni e i propri obiettivi. Compito degli adulti è sicuramente quello di creare una sinergia tra scuola e famiglia, per stimolare i giovani a vedere lo studio e la conoscenza come formazione per la loro vita e non come mero orientamento al voto, per dare valore al lavoro e sviluppare in loro la determinazione a svolgerlo con impegno e dedizione e, ultimo ma non meno importante, per imparare a cogliere il motivo dei propri successi ed insuccessi, a dare significato alle proprie delusioni.
Tutto questo è attuabile se il genitore è presente, se fa sentire il ragazzo accolto e sostenuto, se dimostra interesse non tanto per il risultato, quanto per il percorso fatto per ottenerlo; tale percorso si conclude con l’Esame di Stato, simbolicamente conclusivo di un ciclo di studi, ma anche del periodo adolescenziale, poiché proietta il ragazzo in un mondo lavorativo o di Studi universitari, prima grande prova per testare la propria struttura interiore, la stabilità e la forza del proprio Sé.
Concludendo, questo libro presenta una realtà difficile, a volte spaventosa o che può sembrare esagerata, delineando una generazione di adolescenti spaesati e che si fanno trascinare dal primo che li faccia sentire importanti; allo stesso tempo, però, permette a noi adulti, ciascuno nel proprio ruolo, di metterci in discussione, di capire quale grande e stupenda responsabilità abbiamo verso i nostri giovani e quanto si possa fare per farli sentire importanti, per aiutarli ad essere adulti un po’ più felici.
Elena Dal Pan
Ott 17, 2020 | Insegnanti, Umanistico
Nell’intervista, il prof. Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa, di cui è uno dei massimi esperti in Italia, e con un passato da docente, commenta la nuova legge che ha introdotto da quest’anno scolastico l’insegnamento dell’Educazione civica. Egli ritiene che la scuola cattolica debba cogliere l’introduzione della nuova disciplina come l’occasione per ragionare con gli studenti su alcuni temi decisivi, quelli indicati dalla legge ma anche ulteriori, esprimendo la propria visione delle cose e i propri valori. In questo modo si contribuirà a mettere in discussione molti degli assunti che sugli stessi argomenti sono presenti nella mentalità comune.
Prof. Fontana, come giudica la nuova legge che ha introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado la disciplina dell’educazione civica?
Premetto che io non voglio tanto parlare di metodi didattici, cioè di come insegnare questa disciplina, ma dei contenuti da trasmettere. Anche perché se un insegnante ha le idee chiare su quello che deve dire, poi trova abbastanza facilmente le modalità. Prima della lettura delle Linee guida della legge, uscite quest’estate, ero un po’ preoccupato per il fatto che chi è al governo potesse utilizzare tale nuova disciplina per diffondere alcuni precisi principi e valori e creare una mentalità comune. Se guardiamo al passato, lo Stato difficilmente ha saputo resistere alla tentazione di creare una sorta di religione civile, utile per tenere insieme i cittadini, entrando nella formazione delle loro coscienze, soprattutto dopo che ha estromesso la religione come fonte della morale pubblica.
Invece, la lettura delle Linee guida mi ha un po’ confortato, anche se non del tutto rassicurato, dal momento che l’obiettivo della legge si limita a voler promuovere cittadini consapevoli e responsabili. Sono concetti molto generici che lasciano libertà alle scuole. Per la scuola cattolica è l’occasione per riempire tale spazio di libertà che la legge le lascia con i contenuti e i valori che le sono propri.
Le Linee guida indicano tre macro aree, costituzione, sostenibilità ambientale e cittadinanza digitale, come i pilastri intorno a cui costruire l’insegnamento dell’educazione civica. Cosa pensa di questa scelta?
Innanzitutto temevo che ci fossero anche altre aree oltre a queste. Penso che una scuola cattolica dovrebbe soffermarsi in particolare sui primi due ambiti, Costituzione e sostenibilità ambientale. A mio avviso la scuola cattolica dovrebbe affrontare i temi attinenti a questi ambiti in modo diverso, addirittura contrario, da come essi vengono affrontati nelle cultura comune. Oggi, spesso si esaltano in modo ingenuo certi valori come la democrazia o i diritti umani senza un’adeguata riflessione su questi concetti. Voglio dire che oggi la scuola cattolica deve fare una controcultura. Prendiamo, p. es., il tema della sovranità, che è presente nella nostra Carta fin dal primo articolo. Ora il concetto di sovranità, che deriva dalla filosofia politica moderna, è inaccettabile sia per la filosofia che per la teologia cattolica se con essa intendiamo che chi esercita il potere, uno o molti non fa differenza, non riconosce nulla di normativamente superiore. E, infatti, vediamo oggi che la Repubblica italiana, proprio perché si ritiene sovrana, si arroga il diritto di dire che la famiglia non è più quella società naturale fondata sul matrimonio di cui parlano peraltro gli articoli 29 e 30, ma un’aggregazione sociale, e quindi valida anche fra due persone dello stesso sesso.
A questo riguardo, occorre ribadire che pur trovandosi tante cose giuste nella nostra Costituzione, non si può assolutizzarla, facendone un feticcio. Quando la si deve trattare occorre chiedersi su che cosa essa si fonda. E certamente non può essere giustificata solo sul consenso. Si può insegnare agli studenti che esiste una legge naturale, un ordine naturale che precede il consenso e lo stesso stare insieme. In base a questo si può anche non rispettare sempre una legge, ed è il caso dell’obiezione di coscienza, quando una legge lede qualcosa di fondamentale nel diritto naturale. I ragazzi capiscono bene questa doppio statuto, umano, e quindi relativo, oppure naturale, e quindi oggettivo, della norma; per illustrarlo si può anche mostrare loro l’esistenza di principi morali universalmente condivisi come il divieto di uccidere un innocente. Oltre al concetto di sovranità è interessante, anche in prospettiva storica, presentare ai ragazzi quello di regalità, con cui spesso è confuso, che caratterizzava la concezione del potere prima dell’avvento dello Stato moderno, quando i re o l’imperatore riconoscevano dei limiti al loro potere e non erano sovrani assoluti. La democrazia moderna è la stessa idea di sovranità che viene allocata nel popolo, ma non cambia nulla nella sostanza. Ai ragazzi andrebbe fatto capire che un conto è la democrazia come forma di governo, che è una tra le diverse e altrettanto valide forme possibili, un conto come fondamento del governo.
Farei riflettere i ragazzi anche sulla coppia di termini potere e autorità. Il primo è la mera facoltà di poter costringere gli altri a fare alcune cose, la seconda è l’esercizio del potere legittimato moralmente, che vuol dire che rispetta la legge naturale e ha come fine il bene comune. I ragazzi capiscono benissimo tale distinzione; non amano l’insegnante che li obbliga a fare le cose e basta, ma chi gli fa fare cose giuste e che sono convinti che sono giuste.
E a proposito del secondo ambito della legge, l’ambiente, come dovrebbe essere affrontato da una scuola cattolica?
Bisogna dire che oggi l’ambientalismo è diventato quasi una religione. Qui la scuola cattolica, in modo speciale gli insegnanti di scienze o di geografia, ha un grosso lavoro da fare. Bisogna smascherare i dati e gli allarmi infondati da un punto di vista scientifico, basandosi su dati certi e studi seri. La fede cattolica non chiede alla ragione di rinunciare a capire, ma di ragionare sulle cose. Occorre sfatare l’idea, p. es. che le emissioni umane di anidride carbonica causino il surriscaldamento terrestre. Oppure le teorie neomalthusiane che considerano l’uomo il cancro del pianeta e predicano la limitazione delle nascite. Pensiamo anche all’animalismo, che enfatizza la tutela degli animali, ma lascia che milioni di bambini innocenti possano morire a causa dell’aborto. C’è tutta una letteratura del cosiddetto antispecismo che invita a superare la distinzione fra specie umane, considerando quella umana superiore alle altre. Oppure il primitivismo, che esalta le società primitive dimenticando che nella loro cultura c’erano anche aspetti disumani, come il fatto che spesso l’uomo era tenuto prigioniero di paure ancestrali e forze occulte. In generale dobbiamo ricordare l’apporto culturale importantissimo del cristianesimo al progresso umano. Pensiamo all’opera dei monaci o di tanti missionari, di cui è importante recuperare la storia. Quando facciamo storia, dobbiamo parlare della luce che il cristianesimo ha portato all’umanità.
Invito per prima cosa gli insegnanti a documentarsi su questi temi e a farsi degli orientamenti. Inoltre non dobbiamo lasciare queste cose sui libri di scuola senza darne una lettura critica. E a questo riguardo gli insegnanti stessi dovrebbero crearsi nel tempo i propri libri di testo. Non aspettiamoci dalla case editrici cattoliche libri impostati in modo diverso perché anch’esse per vendere numerose copie devono adattarsi alla cultura dilagante.
Ci sono ambiti non previsti dalla legge che aggiungerebbe nel curricolo di educazione civica?
Sicuramente aggiungerei il tema riguardante il concetto di popolo, patria e nazione, troppo trascurato oggi. Sono concetti a cui non possiamo rinunciare. Mi ricordo che san Giovanni Paolo II riteneva l’amore per la propria patria un’estensione del quarto comandamento. Contro un globalismo esasperato o l’ipotesi di società aperta multiculturale occorre riconoscere che la persona umana ha un radicamento, innanzitutto nella società naturale che è la famiglia, ma poi anche nel popolo e nella nazione. Un ultimo tema che una scuola cattolica non può non trattare è quello relativo al matrimonio e alla famiglia e alla procreazione, sebbene sia oggi particolarmente difficile trattare tali questioni. Senza matrimonio non c’è famiglia e senza famiglia non c’è società. Però va detto che non riguardano solo i cattolici. Il matrimonio, infatti, ha un’importanza a livello naturale che andrebbe spiegato. Infine, accenno solo al fatto che su tutti, proprio tutti, questi grandi temi le religioni non dicono la stessa cosa. L’Islam per esempio dice cose diverse dal protestantesimo. Penso che questo sia un problema che gli insegnanti presto o tardi saranno chiamati a incontrare.
Se l’insegnamento dell’educazione civica, insomma, viene inteso in questo modo, esso diventa infinitamente più interessante e bello di quello che il governo aveva in mente quando ha proposto questa iniziativa.
(Intervista non rivista dall’autore)
Alessandro Cortese
Mag 2, 2020 | Insegnanti, Letteratura
L’anno scolastico 2019-2020 sarà ricordato da tutti come uno spartiacque tra due diversi modi di ‘vivere la scuola’!!!
Uno ‘tsunami’ senza precedenti ha sconvolto il mondo della scuola e di conseguenza la vita di insegnanti e alunni che si sono trovati a dover trovare un nuovo equilibrio
Ecco allora la didattica a distanza, una nuova sfida che abbiamo accolto per necessità ma che non ha mancato, come ogni vera sfida, di risvegliare in noi l’entusiasmo e la freschezza della novità.
Mag 2, 2020 | Insegnanti, Letteratura
Esistono, agiscono e a volte ‘congiurano’ tra loro insegnanti convinti che una parte importante e terribile e splendida del loro mestiere consista nel portare un contributo alla maturazione umana dei ragazzi loro affidati. Costoro si spingono a ritenere che ogni rapporto in questo senso sia in ultima analisi finalizzato alla formazione del carattere, inteso come matrice delle azioni e degli atteggiamenti di una persona.
Gli insegnanti, però, specialmente se appassionati alle loro materie, ritengono che anche all’interno delle diverse discipline esistano specifiche risorse utili alla formazione del carattere … La lettura mette in contatto con grandi temi, e nelle ore di Italiano c’è spazio per porre problemi importanti e per dibatterli; attraverso la riflessione si elabora l’esperienza; nella discussione ci si confronta e si schiudono orizzonti; le relazioni si arricchiscono e si aprono alla testimonianza.
La riflessione che proponiamo parte da un quesito: si può fare un passo in più, nel contesto del lavoro d’aula, per uscire dall’astrazione coinvolgendo l’integralità della persona? … sì: attraverso la scrittura. Non la scrittura argomentativa, che si muove ancora sul piano della mera riflessione intellettuale; ma la scrittura narrativa: la creazione di storie.